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Genova per noi e una ricetta di baccalà




14 ottobre 2015

Ciao a tutti, eccomi qui, sono tornata: grazie per gli auguri, la mia Arbanella gongola nel vostro affetto e per ringraziarvi non può che promettere di continuare a dividere con voi ricette e racconti.

Oggi sulla scia del titolo di una bellissima canzone di Paolo Conte, vi parlo un po' della mia città, che ormai sapete, amo visceralmente. Nel senso che il mio amore è a prescindere, non importa se ci sono tante cose in lei che non mi vanno bene e se spesso ho pensato che mi sta un po' stretta, ne sono innamorata e l'amore perdona tutto!

Perché scelgo di parlarvene proprio oggi, da quel dì che ho aperto il blog, è perché con Patrizia mi sono fatta un giorno di full immersion nel suo centro storico, patrimonio dell'umanità.

Patrizia e io ci siamo divertite moltissimo; abbiamo fatto un mare di cose, a cominciare dalla visita alla mostra attualmente ospitata a Palazzo Ducale "Dagli impressionisti a Picasso" allestita con quadri provenienti dal Detroit Institute of Arts: capolavori di Van Gogh, Gauguin, Monet, Cézanne, Degas, Renoir, Matisse, Modigliani e Picasso si rincorrono sulle pareti dell'Appartamento del Doge coinvolgendo e appagando il visitatore. 




I quadri scelti per il poster della mostra sono un autoritratto di Van Gogh e un ritratto di Dora Maar, una delle amanti di Picasso. Guardate gli occhi di questi personaggi, in Vincent tesi e ansiosi, in Dora dolcissimi, presa com'è nella lettura: li ho trovati meravigliosi nel loro accostamento.

Non ci siamo fatte mancare, dopo aver nutrito lo spirito, il nutrimento della carne con una cena a base di baccalà che ha coinvolto anche la mia carissima SILVIA e come se non bastasse, giusto prima della cena, Patti e io siamo andate al primo assaggio della stagione alla mia vinoteca di fiducia! Un aperitivo coi fiocchi a base di Traminer e Pinot nero con formaggio e grissini, tanto per smorzare l'alcol!!!




Ecco un assaggio del mio "tutto baccalà", le ricette arriveranno presto, anzi una sta qua sotto ;)

Tutto questo venerdì; sabato siamo andate in giro per i miei amati caruggi, alla scoperta delle formelle dedicate a San Giorgio, uno dei patroni della città. 




La maggior parte delle formelle fanno da timpano ai portoni, sono in marmo e quelle ripulite e restaurate sono veramente molto belle. Quella centrale nel collage invece è sul fianco destro del duomo. Alcune sono in pessimo stato e due sono proprio scomparse, spero si trovino al Museo di Sant'Agostino e non siano invece crollate per l'incuria e l'abbandono.

Ed eccolo il Duomo di Genova dedicato a San Lorenzo, la cui costruzione iniziò nel 1100 e terminò alla fine del XIV secolo. Sull'impianto romanico ci sono molte sovrastrutture gotiche, come i portali e le torri campanarie. All'interno sono custodite le reliquie di San Giovanni Battista, patrono della città.




Ci sono altre due chiese molto belle nel centro storico, che hanno conservato le loro caratteristiche e non sono state rimaneggiate in epoca barocca, San Donato e Santa Maria di Castello.

San Donato è un altro magnifico esempio di romanico genovese, è una chiesa antichissima, che sorge sulle rovine di una precedente del VII secolo. Si affaccia su una piccola piazza, silenziosa, perché non è possibile arrivare con le auto, a pochi passi dal quartiere di Sarzano, molto animato, e dal Porto Antico. Qui il tempo si è fermato.



 
Santa Maria di Castello, che sorge sull'omonima collina e domina l'area della darsena, è stata costruita su un antico luogo di culto mariano voluto da un re longobardo alla metà del 600 anche se le prime notizie documentate risalgono all'XI secolo. La chiesa sorgeva a poca distanza dal castello fortificato del vescovo, nei pressi del quale si era insediata anche la potente famiglia feudale degli Embriaci, situazione che fece di quest’area, al riparo dalle scorrerie dei saraceni grazie alla sua posizione arroccata, la sede del potere politico e religioso cittadino. La chiesa attuale fu costruita nella prima metà del XII secolo e fu in seguito affidata ai Domenicani, che ne curarono anche l'ampliamento, realizzando tre chiostri, la sacrestia e facendone un vero e proprio polo culturale. Nel primo chiostro c'è un loggiato affrescato che guarda il mare e custodisce un affresco prezioso, l'Annunciazione di Giusto d'Alemagna del 1451. Tra il XV e il XVII secolo numerose famiglie patrizie fecero costruire lungo le navate laterali della chiesa le loro cappelle gentilizie, arricchite da opere d'arte dei maggiori artisti dell'area genovese.
Al di là della storia che si respira qui, è il fascino dei chiostri silenziosi quello che conquista e ti resta dentro.




Sempre per nutrire la carne oltre che lo spirito, ecco dove ci siamo fermate a pranzo.




Come vedete nella foto, qui bisogna sempre sgomitare, ma ne vale veramente la pena! E' l'unica friggitoria rimasta delle molte che si trovavano nell'area di Sottoripa, a ridosso di quello che adesso è il Porto Antico e prima era il vero e proprio porto della città, con le sue navi e i suoi traffici sia mercantili che passeggeri. Piccolo piccolo, lassù sulla sinistra c'è il piattino che ci siamo sbafate con grande soddisfazione, dei pesciolini, un gamberone, qualche acciuga e un filettino di baccalà, tutto passato nella farina o nella pastella e fritto: leggero da fare invidia a qualunque tempura...

Ma abbiamo girato ancora, ecco un collage di altre cose che abbiamo visto.




Alla fine il contachilometri del cellulare di Patti, ci ha dato 11 km e tanti gradini come in un palazzo di 10 piani: calorie del fritto neutralizzate!!!!

Domenica Patti è ripartita: come spesso mi capita, mi sono sentita improvvisamente sola, dopo aver riempito completamente due giorni, ho avuto una domenica vuota. Ho riordinato un po' e ho continuato a bermi la città inondata dal tiepido sole autunnale oltre le finestre...

Ma ecco la ricetta che vi ho promesso.


BACCALA' AL LATTE E RADICCHIO

800 g di baccalà ammollato e spinato
400 ml di latte
2 spicchi d'aglio
1 mazzetto di prezzemolo
4 acciughe sott'olio
1 cespo di radicchio di Treviso
2 cespi di indivia belga
100 g di olive al forno
aceto di vino bianco
olio EVO
sale

Preparate un trito con aglio, ¾ del prezzemolo e le acciughe, quindi soffriggete in padella con 3 cucchiai d'olio. Pulite le insalate e tagliatele a listerelle, passate nel soffritto spruzzando con un po' d'aceto, quindi trasferite in un piatto e tenete da parte. Aggiungete 2 cucchiai d'olio in padella, dividete il baccalà a pezzi e cuocetelo per circa 20 minuti unendo poco a poco il latte caldo. Negli ultimi 5 minuti unite le olive e le verdure, regolate il sale e cospargete con il prezzemolo rimasto tritato.




Ecco, direi che per stasera può bastare, alla prossima, un abbraccio :) 

Torta di mele al calvados e qualche racconto




19 giugno 2015

E' tanto che non scrivo un post tanto per scriverlo, senza appuntamenti di gruppi o contest, e allora ecco qui. 

Prima di tutto devo dirvi che sono una delle due vincitrici del contest di SABRINA: ormai è passato tanto tempo, che lei è partita con un altro, ma si sa che a me il tempo manca sempre. Ho vinto il suo contest REGALAMI UN RISOTTO con il mio RISOTTO CON TOTANI E PISELLI!





Grazie Sabry, so che il mio piatto ti è molto piaciuto e quindi sono tanto contenta di avertelo regalato :)

Poi come sapete è venuta a trovarmi Patti: erano due anni che non ci vedevamo. Quando è ripartita mi sono resa conto che avevo tanto bisogno di parlare con lei e di condividere un po' di cose in amicizia. La gita a Nizza poi è stata una giornata di totale relax che non vivevo da tempo.




Ed è anche venuta a cena da me per fare un po' di chiacchiere e vedere Tippy, SILVIA, che ha portato un buonissimo pane fatto da lei, che ci siamo spazzolate con salumi, verdure grigliate  e altre cosine stuzzicanti.




Sono proprio contenta di abitare nella mia nuova casa, spesso mi incanto a guardare il mare, mi piace curare le piante sui balconi e vorrei avere il tempo di fare colazione fuori sul tavolinetto di legno che ho preso: lo farò certamente appena sarò in ferie!

Beh, tutti questi racconti meritano una ricettina proprio per voi che mi seguite, un dolce per festeggiare: tutti qui per il caffè, allora.




TORTA DI MELE AL CALVADOS

800 g di mele Golden
110 g di burro
100 g di zucchero
1 bicchierino di Calvados
1 pizzico di cannella in polvere
2 uova
1 pizzico di sale
1 limone non trattato
180 g di farina
2 cucchiaini di lievito vanigliato
4 cucchiai di latte
zucchero semolato

Sbucciate le mele, tagliatele a spicchi e cuocetene la metà in una larga padella con 20 g di burro e 50 g di zucchero. Quando cominceranno a caramellare, toglietele dal fuoco, bagnatele con il Calvados e quindi frullate il tutto con la cannella. Sbattete le uova con lo zucchero rimasto, il sale, la scorza grattata di mezzo limone, quindi unite la farina stacciata, il lievito, il burro rimasto fuso, il latte e il frullato di mele. Mescolate bene e versate l'impasto in una tortiera da 24 cm di diametro rivestita con carta forno. Disponetevi le mele rimaste e infornate a 180° per 45-50 minuti. Sformate la torta quando si sarà raffreddata e servite cosparso di zucchero.




Ciao amici, vi abbraccio tutti, ma proprio tutti, e bacissimi!

La giornata della memoria

27 gennaio 2014

Oggi è la Giornata della Memoria. E voglio ricordare qui, adesso, raccontandovi quello che ho visto a teatro ieri pomeriggio.  

OH DIO MIO! è un atto unico della scrittrice e drammaturga israeliana Anat Gov, che manda Padre Eterno dallo psicanalista. Come si addice alla tradizione ebraica, tra il serio e il faceto, si snoda un atto unico, che alla fine trascina e commuove. 




Ella è una psicanalista affermata, madre di un ragazzo autistico, separata, una donna forte, che si è sempre cavata dagli impicci da sé. Un giorno riceve una misteriosa telefonata ed è costretta a ricevere fuori orario il misterioso signor D. L'uomo arriva, vestito in maniera un po' ricercata, parla come Marlon Brando nel Padrino e ne assume in parte gli atteggiamenti, perché sa che Ella ha un poster dell'attore in camera e pensa di farle piacere. Con una certa difficoltà la donna riesce a farsi svelare che il paziente è Dio, bisognoso d'aiuto come un essere umano qualunque. Ovviamente non gli crede e Dio allora ricorre a qualche "gioco da prestigiatore" ma più che altro a qualche racconto legato alla vita di Ella, con i quali la convince. Così comincia la "visita": Ella si fa raccontare cosa ha condotto Dio da lei e a poco a poco, fra situazioni e battute veramente esilaranti, viene fuori l'immagine di un Dio fragile e confuso, che condivide con le sue creature qualcosa di molto profondo a cominciare dalla paura dell'abbandono. E comunque Ella lo incalza ed esige una spiegazione sul suo operato, un perché della creazione e soprattutto della nascita dell'uomo e della donna, con tutti i successivi disastri, che Egli doveva pur saper prevedere. A poco a poco, pressato dalle domande precise della psicanalista, Dio si svela: sta perdendo il suo potere, gli uomini non lo amano, si sente solo. Vorrebbe addirittura morire, ma essendo Dio questo non gli è possibile. Ella, che non intende per nulla compatirlo, gli rinfaccia la sua cattiveria, vestita di bontà, il suo finto amore per il popolo eletto, così finto che lo ha fatto vagare per quarant'anni nel deserto, lo ha mandato schiavo in Egitto, lo ha disperso per il mondo, lo ha fatto perseguitare in tutti i modi e alla fine lo ha mandato nelle camere a gas! Dio al colmo dell'ira, vuole incenerire questa donna che gli tiene testa senza paura, ma si domina, si abbandona, vuole solo andarsene. Allora Ella gli dice che può guarire, che, dominandosi, ha capito l'importanza del perdono e lo abbraccia, sconvolgendolo. Dio se ne va sollevato. Ella viene raggiunta dal figlio, che comunica con lei solo attraverso il suono del violino e che finalmente, nel silenzio, per la prima volta la chiama mamma.




Ve lo devo dire che alla fine avevo gli occhi lucidi, o, conoscendomi, lo avete immaginato? Il Dio disegnato qui, è il Dio degli Ebrei, terribile e quasi vendicativo, il Dio del vecchio testamento, quello che non ha ancora mandato il suo figlio sulla terra per salvarli, questi uomini, in un atto d'amore assoluto. Gli Ebrei aspettano ancora l'arrivo del Messia e non contemplano questo sguardo particolare del divino che si unisce all'umano, come nel meraviglioso affresco della Sistina dove le dita di Dio e di Adamo si toccano, ad indicare un amore profondo verso di noi. Il Dio degli Ebrei è poco padre; io invece, come forse vi ho già detto, tendo a vederlo molto padre e molto incline a sopportare e perdonare...

Comunque davvero un lavoro prezioso, recitato benissimo da Viviana Toniolo e Vittorio Viviani.





Buona serata a tutti, a domani :)

La sopa de calabaza e l'Argentina

27 novembre 2013

Ciao cari amici, stasera vi porto in Argentina, dove mi aspetta LINDA per il nostro giro del mondo in 80 giorni :) Se ci volete raggiungere, QUI trovate tutte le regole per partecipare.


Questa è una tappa che aspettavo con impazienza, perché questo paese così lontano da noi è stata la patria adottiva di molti parenti dalla parte di mio papà, che sono andati là a cercare fortuna, alcuni si sono fermati, altri sono tornati. Ci sono ancora lontani parenti laggiù... Anche il fratello di mio papà, il mio carissimo zio Carlo, c'è stato, subito dopo la guerra, ed è tornato che io ero piccola. Lui per me è sempre stato lo zio delle meraviglie, proprio perché veniva da lontano e portava con sé racconti che sapevano di favola. Zio Carlo è il papà dei miei cugini Silvia, che sta a Torino ed è l'autrice dei panini e delle meringhe di cui parlo anche nel blog, e che andrò a trovare nel prossimo weekend, e Andrea, il cuginone per antonomasia. Io sono stata la prima, e per ora l'unica, della terza generazione della mia famiglia a mettere piede in Argentina e ci sono stati momenti, in quel viaggio, nei quali mi sentivo inspiegabilmente emozionata. Un momento in particolare, alle cascate di Iguazù. Mio zio, che lavorara come geometra, partecipò alla lottizzazione di alcune zone di foresta nel territorio di Misiones allo scopo di coltivarle e costeggiando il rio Paranà arrivò a Iguazù. Zio Carlo ha lasciato ai suoi figli e a me uno splendido racconto di questa magica avventura, inserita in una storia della nostra famiglia che è per noi una memoria preziosissima. Le cascate sono uno spettacolo impressionante: sono alte fino a 70 metri con un fronte di più di due chilometri, lungo il corso del fiume Iguazù. Sono scesa lungo la Garganta del Diablo, una profonda gola, e sono risalita fino a vederle dall'alto, ma il primo incontro è avvenuto di notte, quando ci sono arrivata da sopra per una passerella, lungo la quale si cammina sentendo sempre più forte il rombo dell'acqua che cade; raggiunta finalmente la terrazza panoramica, mi sono accorta che le lacrime mi rigavano la faccia, ero tesa come una corda di violino e per tutta la strada avevo cercato di mettere i piedi su orme lasciate da altri; sospesa su quello strapiombo, nella luce della luna, ho sentito che zio Carlo era con me e mi teneva la mano come quando, appena tornato dall'Argentina, qualche mattina mi accompagnava a scuola...


IGUAZU'
PATAGONIA - IL LAGO ARGENTINO
PATAGONIA - IL GHIACCIAIO PERITO MORENO
TERRA DEL FUOCO - CANALE DEL BEAGLE
PENISOLA DI VALDEZ
BUENOS AIRES


La ricetta che vi lascio è una zuppa che più volte ho mangiato in Patagonia, nelle sere fredde e ventose, per scaldarmi, anche il cuore, di ricordi. 

SOPA CREMA DE CALABAZA 

2 cipolle
2 carote
400 g di zucca pulita
1 spicchio d'aglio
2 cucchiai di farina
brodo vegetale
olio, sale

Tritate la cipolla e l'aglio e fateli soffriggere con un po' d'olio, poi unite la zucca e la carota pulita, tagliate a cubetti. Cospargere con la farina, mescolare bene, quindi unite brodo sufficiente a coprire il tutto. Fate cuocere circa 30 minuti. Passate al mixer, regolate il sale e servite.




Il recipiente che vedete nelle foto è il contenitore per il mate, che si fa con piccole zucche, appositamente trattate per poter contenere questa bevanda tipica argentina: si chiamano proprio calabaze.

Mando questa ricetta, comfort food per eccellenza, al contest di SILVIA e FABIO




e alla cara STEFANIA, con la piccola annotazione che avere un blog ha per me anche il significato di poter consegnare agli amici, pur se virtuali, angoli della mia vita :) 




Ciao a tutti, vi abbraccio, a presto!

I ravioli del plin, il WHB, la mia amica Rita e qualche racconto...

10 settembre 2013 

Ciao amici, ma quante cose ho da raccontarvi, alcune me le sono lasciate indietro da prima delle vacanze!!! Eppure c'è sempre qualcos'altro da dire e da fare. Del resto posso assicurarvi che ho già lì ammucchiate cose sia al lavoro che a casa: il tempo non mi è tiranno solo quando sono fuori e ozio allegramente chiedendomi cosa posso fare per tirare l'ora di cena, fra una chiesa e un panorama ;)

Ad esempio non vi ho mai raccontato che il 9 giugno ho partecipato con la mia amica Rita, quella che è convolata a nozze sabato scorso, a una gara di cucina, il Masterchef Ceva. Non abbiamo vinto, ma ci siamo troppo divertite. Abbiamo partecipato con i ravioli del plin. Vi lascio ricetta e foto.

RAVIOLI DEL PLIN

per la pasta
200 g di farina OO
6 tuorli
50 g di albume

per il ripieno
200 g di manzo in un pezzo unico
100 g di salsiccia
1 uovo grande
2 cucchiai di parmigiano grattato
1 carota piccola
1 cipolla piccola
1 gamba di sedano
1 mazzo di  borragini
1/2 bicchiere di vino rosso

maggiorana fresca
olio, sale, pepe
brodo o acqua calda q.b.

Impastate gli ingredienti per la pasta fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, che  farete riposare sotto una ciotola.
Tritate carota, sedano e cipolla. Tagliate la carne a pezzetti piccoli, fate rosolare con l'olio, quindi aggiungete le verdure, sfumate con il vino e portate a cottura con acqua o brodo. In un'altra padella rosolate la salsiccia a pezzetti senza condimento. Lessate le borragini in acqua bollente salata, scolatele, strizzatele bene e tritatele al coltello.
Macinate carne, salsiccia, una manciata di foglie di maggiorana e borragini per due volte al tritacarne, quindi unite uovo, parmigiano, sale e pepe.
Tirate la sfoglia molto sottile, mettete il ripieno in una sac à poche e fate dei cordoncini sulla pasta.
Poi girate la pasta e stringetela bene attorno al ripieno, quindi date dei pizzicotti (in piemontese plin vuol dire pizzicotto) e tagliate con la rotella dei ravioli piccoli e cicciotti. Poi mettetli ad asciugare su un vassoio con un po' di farina o semola. Lessateli in acqua bollente salata, per pochi minuti, scolateli con una schiumarola e serviteli su un tovagliolo, come si fa in Piemonte, cosparsi con grana appena grattato per apprezzare il sapore del ripieno e la delicatezza della pasta. 






Ed ecco alcune foto del matrimonio, che ci ha commosso tutti, chi prima chi dopo...

Il matrimonio in comune
La cena dell'addio al nubilato!

La benedizione degli anelli in chiesa
Davanti a casa... sotto al riso

E per ottimizzare e non farmi torto, uso questa ricetta per il mio WHB, raccontandovi qualcosa di questa buona erbetta che è la borragine.
E' una pianta erbacea della famiglia delle Borraginacee, probabilmente originaria dell'Oriente, che cresce anche in forma spontanea. Il suo nome significa "ruvida" e deriva dal fatto che le sue foglie sono ricoperte di peluria. Sono proprio le foglie a essere usate in cucina, per minestre o ripieni o torte salate o frittate. I suoi fiori viola, belli per la forma e il colore, possono essere usati per decorare i piatti. L'uso a crudo è sconsigliato per la presenza nelle foglie di composti epatotossici.
L'olio che si estrae dai semi è ricco di acido linolenico, un omega 6 con notevoli indicazioni in alimentazione. Fin dall'antichità viene usata come decotto per abbassare febbre e calmare la tosse secca. È nota anche come diuretico ed emolliente.



Come sapete, questa raccolta ha il fine di far conoscere e rendere protagonista la terra e le sue piante in qualunque forma: frutta, verdura, fiori, semi, cereali, erbe aromatiche.

E' un evento iniziato nel 2005 che continua ogni settimana da allora. La fondatrice è Kalyn di KALYN'S KITCHEN che ha pensato di postare le foto delle sue piante prendendo spunto dall'evento settimanale sweetnicks, dove bisognava partecipare con le foto dei propri cani e gatti. Dal novembre del 2008, l'organizzatrice internazionale di questa raccolta è Haalo del blog COOK (almost) ANYTHING AT LEAST ONCE. Esiste anche una edizione italiana e l'organizzatrice è la mia amica Brii del blog BRIGGISHOME e QUI potete trovare tutte le raccolte settimanali.

QUI tutte le regolette per partecipare, aspetto le vostre ricette e vi abbraccio, a domani!

Ricaricate le pile, eccomi pronta per la quotidianità!

2 settembre 2013

Ciao a tutti sono tornata!!! e ho da raccontarvi un mare di cose. A poco a poco vi parlerò di quel che ho visto e ho fatto e spero di riuscire a trasmettervi quello che la Sicilia mi ha regalato, riempiendomi gli occhi e il cuore di meraviglia. Sono molto contenta di questa vacanza e anche se sono già precipitata nei casini lavorativi, ho voglia di cantare!  




Qui sono al castello di Donnafugata e sto per godermi un tramonto da fiaba. E' la foto che vi lascio per mostrarvi come sono, felice e rilassata. Non so quanto durerà, ma la sensazione è proprio speciale.

Fra le cose che ho fatto, c'è stata anche una gita a Terrasini a casa di TINA e al nostro incontro dedicherò un post speciale :)

Nei prossimi giorni passerò da voi e comincerò a postare ricordi e ricette. Al momento vi abbraccio tutti con tantissimo affetto. Bacissimi!
 

Un weekend magico al "Passatempo di Enrica"


18 giugno 2013

Ciao a tutti. Come vi ho promesso ieri sera, vi parlerò del mio we trascorso al B&B Passatempo di Vettigné. Questo bellissimo posto si trova vicino a Santhià, nel vercellese. Fu edificato nel XV secolo probabilmente su una struttura più antica, è completamente circondato da merli ed è dominato da un'alta torre cilindrica. Comprende abitazioni, magazzini, una casa padronale e una piccola chiesa. Il suo nome deriva da vectigal cioè il dazio che si pagava per poter passare attraverso il borgo che era il crocevia tra la via svizzera e la francigena. Fu proprietà di nobili e ricche famiglie finché arrivò ai Savoia in seguito ad un matrimonio. Fu abitato fino agli anni 60, quando attorno alle strutture antiche c'erano anche una scuola, una panetteria, una locanda e soprattutto era affollato di mondine al momento della raccolta del riso. Poi quando si cominciarono a usare le macchine, il borgo si spopolò e fu abbandonato totalmente. Ora Enrica ne ha ristrutturato una parte e ci vive con la sua famiglia oltre ad ospitare chi ama la natura e vuole trascorrere qualche giornata tranquilla. Le blogger dell'ITALIA NEL PIATTO sono state invitate a partecipare ad un simpatico evento, nel quale si doveva fare scuola di cucina. ELENA, ELLY, EVA e la sottoscritta si sono unite a CINZIA, che è la cugina di Enrica, e abbiamo passato due giorni a cucinare, a ridere, a divertirci, assolutamente senza pensieri, se non quello di godere della reciproca compagnia.

























































































Ecco, questo è il resoconto fotografico, alcune immagini sono delle mie amiche e sono prese da fb, dove potrete vedere anche tutte le altre. 
Qui lascio il mio ringraziamento alle compagne di avventura: prima di tutto ad Enrica che ci ha ospitato facendoci sentire a casa nostra; a Cinzia che ci ha chiamato a condividere questa bella esperienza che non vediamo l'ora di ripetere; a Eva così dolce e divertente; a Elena e Elly che già conoscevo e che ho rivisto con immenso piacere; a Sabrina che abbiamo conosciuto a Vettigné e che è già nei nostri cuori. Vi abbraccio tutte con un affetto che non mi è così facile esprimere, da buona genovese, ma che spero riusciate a leggere fra le righe e nei miei sorrisi. 

Alla prossima, amiche!  e, a voi che mi leggete, buona serata :)