Ricordi di una vacanza

9 settembre 2011

Eccoci all'inizio del weekend!

Vi ho promesso tanti piattini, ed ecco il primo. Visto che non faccio che parlare di viaggi e vacanze ho pensato di partecipare al contest di NUEZ MOSCADA




E' vero che ogni viaggio è legato anche a ricordi di cibi particolari, in effetti vado sempre a cercare piatti locali e cerco di assaggiare quanto più possibile le ricette del posto. Se li trovo in una lingua comprensibile, compro anche qualche libro, non necessariamente poi realizzo a casa quello che ho mangiato in giro. Però ci sono due cucine con le quali mi misuro relativamente spesso: quella francese e quella spagnola.

Il ricordo di viaggio di cui voglio raccontarvi è Francia. E risale a tanti anni fa, quando nell'estate della 2a liceo classico, sono andata con mio papà a Parigi e ai castelli della Loira. Siamo partiti soli, perché mamma all'ultimo momento ha preferito andare a Roma dai nonni che attraversavano un brutto periodo. Ed è stato al castello di Azay-le-Rideau che per la prima volta ho assaggiato il foie gras. Amore immenso subito! Azay-leRideau è secondo me uno dei castelli più belli, piccolo e perfetto, come quelli delle fiabe. Allora poi il turismo non era proprio una cosa di massa e questi castelli si offrivano semplicemente nella loro bellezza ai pochi che andavano a visitarli. Dormivamo lì, in un alberghino senza pretese e alla sera andammo a vedere lo spettacolo di "Son et Lumière", seduti sul prato, con il castello acceso da mille colori e inondato di musica e racconti a un palmo di distanza...non lo dimenticherò mai. Quella fu anche la prima volta che vidi Parigi e fu la migliore, con gli occhi incantati di una ragazzina e la testa piena di sogni...
Così tutte le volte che sono tornata in Francia, per rivivere quella vacanza e celebrare quel primo assaggio, ho sempre cercato foie gras. La scorsa estate poi  sono stata in Perigord con la mia amica Patrizia e allora la celebrazione è diventata una kermesse eroica :D  
Non è semplicissimo utilizzare il foie gras in cucina, perché molte ricette prevedono l'uso di quello fresco, che a Genova non  riesco a trovare, ma preparo qualche piatto con quello in scatola. Ecco una ricetta facile e di bell'effetto.


JAMBON AU FOIE GRAS 

6 fette di prosciutto cotto
100 g di foie gras
500 ml di gelatina al porto
1 rametto di maggiorana

Ritagliate dal prosciutto e dal foie gras dei dischi uguali (12 di prosciutto e 8 di foie gras). Disponete sul fondo di 4 stampini usa e getta un po' di gelatina e fate rassodare in frigo. Disponete quindi un disco di prosciutto, uno di foie gras, uno di prosciutto, uno di foie gras e infine ancora uno di prosciutto. Coprite con la gelatina e fate rassodare. Servite decorando con la maggiorana, accompagnando con crostini caldi e, volendo, con qualche fettina di foie gras cosparsa di pepe nero concassé.





Ecco amici, vi auguro buon we e ci sentiamo domani.

Baci :)

Ecco Vilnius!

8 settembre 2011

Che mattinata, amici! Stendo un pietoso velo e mi rifugio a Vilnius, anzi vi porto con me...

A Vilnius ci sono arrivata il 5 agosto in volo da Riga e l'ho vista dall'alto con le sue belle piazze, le sue colline, i bastioni e le ampie zone verdi, tagliata dai due fiumi che la attraversano. Appena ho potuto sono scappata dall'albergo in perlustrazione. Piacevolissimo impatto: la parte vecchia è bella e completamente restaurata, con tanti piccoli locali affacciati sulle strade e enormi chiese dai colori delicati che stridono con il fasto degli interni barocchi.


La chiesa di San Casimiro

Il giorno dopo però ho deciso di andare a Trakai, poco lontano dalla capitale, dove c'è un magnifico castello, costruito in un lago e al quale si arriva attraversando un ponte. Era sabato e quindi era pieno di gente e di spose con il loro corteo di damigelle e di bimbi che festeggiavano forse il battesimo o qualcosa del genere e anche di persone più anziane alle prese con anniversari di matrimonio e compleanni. Insomma una baraonda in festa! Mi sono passata una bellissima giornata, perché ho visto proprio il colore e gli usi di questo popolo.



La domenica l'ho passata nella parte nuova di Vilnius, partendo dal bellissimo e candido Duomo con torre altrettanto candida che troneggia separata dalla chiesa nell'ampia piazza e percorrendo con larghe deviazioni tutta la Gediminio Perspektas fino alla cattedrale ortodossa. Su questa bella strada c'è il museo del KGB. Vilnius ha avuto una lunga storia, dal 1200 ai giorni nostri, ha attraversato periodi di splendori e periodi molto bui e soprattutto dall'inizio della seconda guerra mondiale i periodi bui sono sprofondati nel terrore della persecuzione nazista agli ebrei prima e delle purghe comuniste poi. Nel museo sono raccontati gli anni dell'occupazione rossa. Io mi faccio un dovere, per come sono e per quello che sono, di visitare questi musei, e di cercare di capire perché succedono certe cose. Ho cercato di seguire nelle indicazioni tanto in lituano e poco in inglese cosa è capitato a questa gente, strappata dalle proprie case e mandata in Siberia, che con semplicità e orgoglio ha cercato di ricostruire qualcosa, una parvenza di casa e di vita, per tornare poi, veramente con le pezze al culo, ma almeno vivi, in patria molti anni dopo. Nei sotterranei di questo museo, però ci sono le prigioni, il luogo di quelli che non sono partiti, celle anguste per 10-20 persone, con la luce sempre accesa, la camera della tortura con le pareti imbottite perché risultasse insonorizzata e quella dove le persone stavano immerse nell'acqua gelata; le docce comuni e i gabinetti, tutto in comune, tutto all'aperto, senza pietà, senza decenza, senza rispetto. Persone che diventavano solo numeri, ai quali strappare segreti. E in fondo al cortile, la camera delle esecuzioni. Io so che non dovrei andare, che non dovrei scendere, ma la mia mano da sola apre la porta e le mie gambe vanno giù, cammino su un pavimento di vetro che mi fa intravedere un pavimento più vecchio coperto di sabbia con delle scarpe rivolte in una sola direzione, sento rumore di passi, ma sono sola, è un suono di fondo, che mi riempie di angoscia, e svolto alla fine in una camera stretta, c'è un televisore acceso e da lì esce un linguaggio che non capisco nelle parole, ma che non lascia dubbi su quello che vuole esprimere, e un poveruomo che viene buttato a terra e una pistola che gli viene puntata alla tempia e uno sparo e lo schermo si riempie di sangue...e io con gli occhi sbarrati guardo il muro e non con sollievo ma con stupore non lo vedo tutto quel sangue e allora mi volto e faccio la scala di corsa e esco con il cuore che batte all'impazzata e il respiro bloccato e mi butto letteralmente fuori dal questo museo e cammino cammino fino in fondo alla prospettiva, non so se piango, non so cosa provo, sono angosciata e stranita e in realtà mi accorgo che sto di nuovo respirando normalmente solo dopo essere ritornata alla cattedrale ed essere entrata nella sua frescura ed essermi seduta, lì a guardare negli occhi Nostro Signore. Troppo facile chiedergli i perché. Troppo facile dire che se ci fosse veramente tutto questo non dovrebbe essere successo, non dovrebbe succedere e non dovrà succedere. Se la poca cosa che è l'uomo diventa brama di potere, non c'è chi ci può salvare. E allora io mi dico che sono molto fortunata a essere nata dopo le guerre e in Italia. E allora sorrido di nuovo e fuori della cattedrale c'è il sole di un pomeriggio d'agosto e Carla è in vacanza e se ne va in giro con il naso per aria e un piccolo segno nel cuore....




Poi è successo che dopo  tanto sole e bel tempo, il lunedì mattina mi sono svegliata con il diluvio universale. Inutile aspettare che spiovesse, mi sono bardata come meglio potevo e sono uscita: tempo mezz'ora ero già zuppa. Allora mi sono infilata in un negozio e ho comprato un ombrello bello grande. Poi nell'ordine ho trovato le prime tre chiese chiuse, essendo due in restauro e la terza aperta solo alla sera per i concerti e il museo dell'olocausto chiuso per ristrutturazione; il museo degli ebrei in Lituania non sono proprio riuscita a trovarlo, forse era chiuso pure lui. Fortunatamente sono riuscita a visitare l'Università, che nel cortile maggiore ospita la chiesa di S. Giovanni che davvero è meravigliosa. La pioggia diminuisce, sembra quasi che sbuchi fuori un po' di sole, ho sete e caldo, perché è molto umido, allora vado in un bar e ordino un té allo zenzero, che ovviamente arriva bollente, perché dove stava scritto che era freddo, Carla sei proprio stupida :(((((  Pazienza, mi rimetto in cammino e dopo circa 1 chilometro arrivo alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, che sorride con il suo bel portone spalancato e mi accoglie, completamente restaurata nei suoi interni candidi e rococò. Dai dai che il lunedì si sta raddrizzando...peccato che infilo la strada sbagliata per andare al bastione e faccio un paio di chilometri in più del necessario e poi ovviamente il bastione è in restauro :( accipicchiaccia ma che ore sono, c...o l'orologio si è rotto e dico rotto perché la pila l'ho cambiata prima di partire e ora è fermo! IO LO ODIO IL LUNEDI'!!!!! Ma no,  sono in vacanza: torno in albergo, mi caccio sotto la doccia e mi scelgo un bel posto dove cenare: un ristorantino con la terrazza sulla Plinies Gatvé, la vecchia strada che taglia il centro storico dal Palazzo comunale al castello e il pollo alla Kiev mi rimette al mondo e Vilnius sorride sorniona, dopo avermi preso per i fondelli tutto il giorno :D

Piazza del Municipio

La chiesa di S.Giovanni nel cortile dell'Università

Poi sono ripartita per la Polonia, ma questa è un'altra storia.

Allora cari amici, oggi nessuna ricetta. Domani vi sommergerò di piattini deliziosi. Adesso passo da voi. Vi abbraccio, baci :)





Una buona prima colazione

7 settembre 2011

La seconda seduta di esami è andata meglio. Questa volta le facce da zombie erano dall'altra parte della cattedra, ma è normale. La commissione, anche grazie a robuste dosi di caffé, sembrava più presente :)

Volevo raccontarvi di Vilnius, ma ho poco tempo e quindi rimando a domani il diario delle vacanze, per postarvi la ricetta di una torta che mi piace moltissimo (decisamente il dolce straborda in questi giorni).


 
TORTA AL PAPAVERO

300 g di farina OO
150 g di fecola
2 vasetti di yogurt ai cereali
250 g di zucchero
100 g di burro
1 bustina di lievito per dolci
200 ml di latte
3 uova
2 cucchiai di semi di papavero
1 pizzico di sale

Fate tostare leggermente i semi di papavero in un padellino. Quando si saranno raffreddati unitevi la farina e la fecola setacciate, il sale e il lievito. Montate a spuma le uova con lo zucchero, poi unitevi lo yogurt, le farine, il burro fuso al MO e il latte. Montate bene con le fruste. Versate l'impasto in una teglia da 26 cm di diametro imburrata e infarinata e infornate a 180°C per 30-40 minuti. Spegnete il forno, aprite lo sportello e lasciate raffreddare la torta nel forno. Prima di servire cospargete di zucchero a velo.




Soffice, buona, con quei semini che scrocchiano sotto i denti...colazione assicurata!
Se non volete usare lo yogurt ai cereali, potete usare quello bianco o quello alla frutta, as you want, è sempre buonissima.

Mando questa ricetta al contest di SILVI'S KITCHEN




Vi saluto amici, passo un attimo dalle vostre casine e ci risentiamo domani :D
BACI!!!

Prima seduta di esami...

6 settembre 2011

Stamattina ho avuto la prima seduta di esami al ritorno dalle vacanze... ciò che mi ha riempito di enigmatica gioia è che non ero l'unica zombie: tutti i miei colleghi avevano la mia stessa faccia stranita di chi si domanda "cosa ci faccio qui", veramente, come ci ha raccontato JEGGY, la fiacca postvacanze è un male comune :D
Comunque è andata. Domani altra seduta, colleghi diversi, secondo me stesse facce, almeno da questa parte della cattedra....

Sospendendo un attimo i miei racconti vacanzieri, oggi vi posto una ricettina semplice semplice, ma di effetto, che mando al contest di  VALE




POMODORINI CON CREMA DI FORMAGGIO AL PESTO

8 pomodorini ciliegia
120 g di formaggio spalmabile o ricotta
2 cucchiai di pesto
10 g di pinoli  tostati
qualche rametto di timo

Lavate e asciugate i pomodorini, poi tagliate una fettina dal fondo in modo che possano stare in piedi. Togliete la calottina e svuotateli. Amalgamate formaggio e pesto, quindi riempite i pomodori, decorate con i pinoli e il timo. Fate rinfrescare prima di servire.





La dose che vi ho dato è per 4 persone ma fatene pure tanti, perché vanno via rapidissimi!!!

Ora vengo a trovarvi e a rispondere a tutti i commenti carinissimi che mi avete lasciato.
Un abbraccio grande, a domani.

Omaggio a Riga

5 settembre 2011

Il 1 agosto la mia sveglia suona alle 7. Mi preparo in fretta, salgo su un taxi, stazione Principe e via per la Centrale di Milano; navetta per Linate e finalmente, dopo un'attesa di un paio d'ore, salgo su un aereo che mi porterà a Riga, la prima tappa della mia vacanza. Sono tesa e in ansia, spero di non aver dimenticato nulla, spero che mia mamma stia bene, spero che tutto andrà per il verso giusto...sento i pensieri che ruotano impazziti nella testa.
Poi l'aereo rulla sulla pista e decolla e io mi sento proiettata nel cielo azzurro e improvvisamente calma con l'incrollabile certezza che SONO IN VACANZA!
Dopo tre ore atterro a Riga, faccio un bancomat per fornirmi di lats, la moneta lettone, salgo su un bus e vado alla stazione. Ho bisogno dell'ufficio informazioni per trovare il mio ostello perché la Jana Jela non la trovo sulla mia piccola mappa. Giri infiniti, poi trovo tutto. All'ostello mi accolgono con un sorriso: "We are waiting for you!" Che bello mi sento già a casa, mi piace questa città, il cui profilo mi ha sorriso mentre attraversavo con il bus uno dei ponti sulla Daugava.
Doccia veloce e fuori. Giro per il centro storico, io sto proprio dietro S.Giovanni e dalla mia finestra vedo l'abside di questa chiesa e il campanile di S.Pietro.
Riga era una città della lega anseatica, un passato di tutto rispetto, ha vissuto una dominazione svedese, si è avvicinata alla Germania, poi ne ha passate di tutti i colori dalla seconda guerra mondiale alla liberazione dall'area russa nel 1991. Oggi è una citta grande, moderna, completamente restaurata e molto vivace. Ha un porto molto funzionale, perché la Daugava è un fiume molto ampio e qui siamo vicinissimi alla sua foce nel Baltico.
Quando il 2 agosto ne esploro il centro storico, resto affascinata. Chiese barocche, cattedrali ortodosse, case con timpani a gradoni, campanili che svettano in un cielo così azzurro da risultare incredibile, strade acciottolate che si srotolano fra piazze e fontane e vicoletti, le mie gambe vanno decise, il cuore danza...

la casa delle Teste Nere

Il giorno 3 vado al museo etnografico all'aperto, giro in un parco per più di tre ore visitando case e mulini e chiese e stalle ricostruite qui come modello della vita rurale lettone. Bello e divertente. Vado a pranzo in un posto carino dove assaggio i pancake di patate e il kefir, una bevanda a base di latte fermentato. Tutto tipico di questa cucina e tutto semplice e buono.


La parte nuova di Riga, che vedo il 4, è efficiente e moderna, a parte un quartiere straordinario, completamente restaurato in Jugendstil, l'Art Nouveau tedesca. Sono letteralmente affascinata. Vado anche a fare un giro in battello sul fiume e Riga vista dall'acqua offre di sé un'immagine straordinaria: veramente come una regina che pigramente si lascia baciare dal sole.


Faccio quattro bellissime cose in questa città: comincio in sordina con un concerto d'organo in cattedrale, mezz'ora di musica nel silenzio composto e ordinato degli spettatori. Poi mi concedo una visita a Terrace Riga: sono sul tetto di un grande magazzino, è tutto pieno di tavoli e sedie di bambù e ombrelloni; sembra un posto proibitivo, ma io sono a un passo dal cielo, potrei alzare un dito e toccarlo, i tetti della città sono tutti davanti a me, mi siedo e arriva subito una ragazza carina a portarmi un menu, una scritta che recita "Life's good" occhieggia dalle pareti di vetro che fanno da ringhiera, non mi trattengo e ordino ostriche e prosecco (tranquilli, spendo l'equivalente di 13 euro, qui la nostra moneta tiene alla grande!); quando mi alzo ho un po' di ovatta nel cervello e la piacevole sensazione di possedere il mondo!!!


Mi concedo una cena meravigliosa in un piccolo grazioso ristorante della Vecriga (la città vecchia) dove mangio uno stuzzicino a base di labrit (formaggio tipico del posto) con aceto balsamico e fragole fresche, salmone del baltico ai ferri servito con una salsa di vino bianco e menta che mi ha fatto venire le lacrime agli occhi tanto era buona, per concludere con un piatto di frutta fresca tutta affettata e spolverata di zucchero a velo che era una festa per gli occhi prima che per il palato. E siccome le botte di vita qui si sono sprecate vado anche all'opera, in un teatro piccolo e grazioso come una bomboniera, in cui le note di Evghenj Oneghin di Tchaikovsky mi avvolgono e mi accarezzano nella mia ultima splendida sera in questa città.




questa è la pasticceria dove facevo colazione :)

Oggi nessuna ricetta, solo questo lungo racconto dedicato alla mia prima tappa. Un ricordo pieno di sole, di gentilezza e di sorrisi, di cose belle da vedere e buone da mangiare (che non guasta). Il posto da portare nel cuore, quello dove sono andata tutti i giorni per stamparmelo bene nella mente è la piazza del municipio dove campeggia la casa delle Teste Nere. 

Ciao amici, domani torno alle ricette perché in mia assenza i blog si sono riempiti di contest e sapete che non so trattenermi :D
Vi abbraccio, a presto!

Un altro dolcetto

4 settembre 2011

Ciao a tutti. Fa caldo, ma a guardare fuori dalla finestra pare novembre. Però se chiudo gli occhi, mi saltano davanti le giornate di sole che mi hanno accompagnato nella mia vacanza, già perché sono anche stata molto fortunata con il tempo e ha diluviato solo una mattina a Vilnius e poi ha fatto acqua qua e là, ma poco e niente. 

Oggi voglio ringraziare la mia cara amica e omonima CARLA, che mi ha fatto trovare questo premio per il mio ritorno


e postarvi una ricettina, dolce, facile facile, sempre per festeggiare.


SEMIFREDDO ALLO YOGURT

300 g di yogurt intero
65 g di zucchero a velo
180 g di panna
marmellata o frutta fresca per farcire

Mescolate bene in una terrina lo yogurt con lo zucchero, poi montate a neve ferma la panna e incorporatela a poco a poco allo yogurt. Riempite fino a metà con questo composto 6 stampini usa e getta rivestiti di pellicola. Disponete uno strato di marmellata o frutta fresca frullata e finite di riempire con la crema. Passate in freezer per almeno 3 ore. Togliete una mezz'ora prima di servire, in modo che si ammorbidisca.





E per ricominciare nella maniera giusta, mando questo dolce al contest di PIPPI




Ora chiudo, domani prometto che vi racconterò qualcosa del viaggio.

Vi abbraccio, buona serata :)

Un dolcetto per festeggiare il ritorno

3 settembre 2011

CIAO AMICI, SONO TORNATA!!!


Veramente sono tornata giovedì sera, ma ieri mi sono dedicata a sistemare il borsone, dal quale è uscito ogni ben di Dio.

E' stata una vacanza bellissima, piena di cose viste e vissute, che mi hanno emozionato e arricchito, vi racconterò un po' per volta.




Eccomi a Bonn, ultima tappa delle mie peregrinazioni per l'Europa, un po' storta perché mi sono fotografata con l'autoscatto, spettinata, vestita comoda, scarpe sfondate dalle camminate :)
Ho la faccia delle vacanze, rilassata, sorridente, felice e contenta, come nelle favole. Spero di camminare con il vento in poppa, come si dice, per un po' e di riuscire serenamente a sopravvivere alle rotture che si sono già preannunciate per telefono.

Vi dedico un dolcetto buonissimo per festeggiare il mio ritorno e ci apriamo una bottiglia di passito per brindare insieme....


ZUPPA INGLESE ALLE PESCHE

1 kg di pesche tabacchiere
400 g di zucchero
qualche rametto di menta
1 limone non trattato
4 tuorli
50 g di farina
500 ml di latte
1 bustina di vanillina
4 savoiardi
qualche rametto di ribes

Lavate le pesche. Mettete 300 g di zucchero in una casseruola con 300 ml di acqua, la scorza del limone e due rametti di menta. Portate a bollore, unite le pesche e fatele cuocere per una decina di minuti, poi spegnete e fate raffreddare. Pelatele e tagliatene 2 a fette e le altre a pezzetti, conservando lo sciroppo di cottura.
In una casseruola portate a bollore il latte con la vanillina e 50 g di zucchero. Spegnete e fate intiepidire. Montate i tuorli con lo zucchero rimasto, unendo poco alla volta la farina setacciata. Versate quindi il latte a filo, riportate al fuoco e fate addensare. Fate raffreddare coprendo bene con la pellicola affinché la superficie resti morbida.
Spezzettate i savoiardi, bagnateli nello sciroppo di zucchero e suddivideteli in 4 coppe, distribuite un po' di crema, qualche dado di pesca e ancora crema. Decorate con le fette di pesca, qualche foglia di menta e ribes a piacere. Servite fresco.




Adesso mi faccio un giro sui vostri blog, credo che dovrò continuare domani per mettermi in pari :)
A presto carissimi, con i nostri racconti, le nostre ricette, le nostre piccole cose di tutti i giorni...mi siete mancati, vi abbraccio tutti fortissimo!
A domani :D